Impressioni letterarie per capire il Messico

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Qui, tutto parla dell’essenziale; vale a dire dei principi secondo i quali si è formata la natura. E tutto vive per opera di tali principi: l’uomo, le tempeste, il vento, i silenzi ed il sole.

Si tratta di un paese non interamente verbale, e forse per questo può essere l’inizio di un significato. E’ un tracciato di strade che sembrano senza fine, o che terminano al tavolo di una piazza principale odorosa di coriandolo, o in sordide osterie dove uomini maltrattati, con i volti sporchi di polvere e cicatrici, dall’aspetto vagamente patibolare, dimostrano una cortesia suprema, quasi cinematografica ed irreale. In questi spazi di collettività intimista, l’atmosfera, mescolata alla circospezione delle persone si riempie degli accordi della musica vivace, stimolante, sensuale e drammatica dei mariachis.

Un popolo per il quale la musica è ancora naturale, una forma di artigianato alla portata di tutti. E’  consapevole del fatto che con la musica sfida l’orrore della nostra condizione mortale.

Come ha detto Brodkij, questo è un paese di cianfrusaglie ossidate; ci sorprende per la sua esuberanza e l’immediatezza delle sue dimensioni geografiche, ma prima di tutto per la sua incapacità di rispondere.

Mentre sto scrivendo, mi rendo conto che qui lo sguardo è un quesito. Anche se non so che cosa chiedono gli occhi. Forse desiderano attraversare il tempo; un’abilità rozza per un organo cosi debole, Eppure restano incollati alle cose; c’è molto da vedere, e si direbbe che gli occhi planino come uccelli rapaci, in cerca del riposo della carne fresca.

Qui niente è presente: le case dei villaggi, le donne con i loro fardelli di legna, gli uomini con il machete hanno il carattere retrattile di ciò che desidera tornare alle origini.

E’ padrone della distruzione del proprio passato; non è padrone di nient’altro al mondo. Vuole assomigliare all’Europa, ma l’Europa mostra uno specchio vuoto, una cornice senza cristallo, dove si riflette il volto della dominazione. Sul luogo degli dèi morti si diffonde un indignazione che si trasforma in grido, e la storia del Messico è nelle mani di parroci collerici che muoiono nella confusione, fucilati dalle loro stesse aspirazioni di indipendenza, dopo aver improvvisato eserciti maldestri.

La storia si sviluppa come lotta di tutti contro tutti, e si colma di sangue, di ingiustizia, di impostura, di silenzio. Indios e contadini non possiedono nulla. Il nulla provoca rivolte e rivoluzioni. E si coltivano i morti, la cui influenza produce rassegnazione, e la rassegnazione copre con un velo di speranza la fatica della povertà, che consiste nell’uscire vivi oggi per giungere vivi al giorno che verrà.

Testi tratti da: Sotto le nuvole del Messico, Francisco Solano

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