Esperienze che ti cambiano

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Di quelle esperienze che ti rivoltano, ti fanno crollare convinzioni e ti aprono mente, cuore, porte. Una di quelle la cui sola idea ti provoca allo stesso tempo timore ed eccitazione e che sai che si tratta quindi di una di quelle da provare. E come ognuna degna di nota, pare che il tempo sia volato ma d’altra parte ho la sensazione di essere qui da molto più di cinque mesi. Devo dire che prima della partenza non avevo tante aspettative, volevo lasciarmi sorprendere. E così è stato, in un climax ascendente di emozioni e lezioni di vita.

Nell’ultimo periodo mi sono dedicata ai corsi di inglese con bambini e adulti e insieme abbiamo organizzto una presentazione finale, mi sono occupata della biblioteca e ho tenuto laboratori di arte durante i quali i ragazzi si sono divertiti tra tempere e cavalletti.
Abbiamo tenuto corsi anche in una comunità kichwa, dove ci hanno offerto maito e chicha e sono stati molto ospitali; la notte in amaca nella loro capanna è uno dei ricordi più vivi che mi rimane.
Durante l’assenza della mia collega addetta ad eco-agricoltura mi sono occupata dell’orto. Uno dei bambini più piccoli del centro era estasiato all’idea e ogni mattina mi aspettava pronto per innaffiare le piante, trasportando il suo secchiello pieno d’acqua, con i piedini nudi sulla terra umida e calda.
Il contatto con la natura e i suoi ritmi e trasformazioni, il rito del prendersi cura e del rispetto dei tempi sono stati fondamentali per il mio percorso. Ho riflettuto molto sul tempo per le cose di essere colte, di essere pronte. Durante tutto questo periodo inoltre ci siamo incontrate con una gentile signora che ci ha illustrato ricette tipiche che abbiamo preparato insieme. Oltre che per avere provato piatti davvero squisiti, la cucina è uno dei modi migliori per entrare in contatto con una cultura, creare legami e conoscenza.

Gli aneddoti sono davvero numerosi. La caduta nel fiume facendo rafting con conseguente salvataggio eroico, la corsa epica dopo la constatazione della presenza di un serpente a pochi centimetri dai piedi, la salita su un vulcano con la neve in faccia e l’anemia. Ho sperimetato tanti momenti in cui ti piove dentro e altrettanti di gioia piena.

Mi porto dietro e dentro tanto. Ho allenato assertività, pensiero critico, organizzazione e gestione del tempo, consapevolezza socio-culturale.
Ho compreso profondamente il valore del riciclo, figurato intendo, della bellezza nell’imperfezione, per cui, come qualcuno direbbe, “c’è una crepa in ogni cosa ma è da lì che entra la luce”.
Quante cose ho imparato. A smantellare poco a poco il muro delle difese, a fare affidamento, a ridimensionare. A mettere limiti, a fidarmi del mio intuito. Il cambio di prospettiva, il senso del costruire, il valore del tempo.
Ho imparato a fermarmi, ad essere meno impaziente e che nell’attesa vi è maturazione.

Ho imparato il coraggio di sapere restare, di accogliere i miei limiti e le mie ombre, non fuggendo in cerca di luoghi in cui “divertere”. Ho imparato l’importanza della cura, di me stessa, delle cose, degli altri.
E ancora, a lasciare fluire, a lasciare andare, che implica l’avere integrato un’esperienza, facendo spazio ed essendo pronti per una nuova. Sto imparando a perdonarmi.

Ho preso coscienza, sempre più, del ciclo di vita-morte-rinascita, insito nel mondo.
Mi sono conosciuta meglio e lasciata ispirare. Ho immaginato moltissimo. Credo che le immagini siano sottovalutate, hanno un potere significativo, di possibilità. Sono connesse con i desideri e l’ispirazione dai desideri profondi, per etimologia, indica che siamo pronti per colmare la distanza che risiede tra noi e le stelle. Ho avuto nuove immagini, per la mia vita. Mi sento stimolata, confortata, incoraggiata e mi lascio trasportare attivamente.

Mentre scrivo, è l’ultimo giorno che trascorro qui e mi trapassano tanti ricordi. Ho incontrato persone integre che lottano nel quotidiano. Ho visto crescere i bambini, muovere i primi passi di una, imparare parole nuove di un altro. Ho assistito all’avvicinamento di adolescenti, una volta creata la confidenza.  Ci siamo accompagnati per un breve tempo. Commozione mi prende al pensiero della loro mancanza.
E’ stata un’esperienza intensa. Di quelle cose belle, che fanno bene. E qualcuno potrebbe anche dire: “C’era bisogno di andare fino in Ecuador per capire ciò?” Forse no, forse sì. O probabilmente sì, per il mio particolare e specifico percorso di vita avevo bisogno proprio di questo paese, di queste persone, di questo. Prendo tutto e porto via, come si dice, nel bagaglio dell’anima.

Concludo riportando un pensiero che avevo raccolto uno dei primi giorni. “Ieri in tardo pomeriggio giocavo con i bambini a pallone nel grande spiazzo di fronte al dormitorio. Ridevano, tutti sudati e felici. Intorno passeggiavano cani e galline, la vicina lavava i panni nel pozzo, in sottofondo la cumbia e i pappagalli. Il sole stava calando e gli alberi brillavano di un verde acceso. C’era una luce bellissima. Ho pensato di correre dentro a prendere la macchina per immortalare quella cartolina. Ma è stato un pensiero fugace: c’ero dentro, totalmente; e interrompere quel momento ne avrebbe cambiato l’energia. E’ stato perfetto.”

 

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